8.2.05
A Vision
[Dell'impossibilità sistemica dello stato di crisi in DV, e sulla necessaria cecità del capoprogetto]
La visione si territorializza in prossimità del non luogo dei corpi senza organi. Come dire: si liminarizza sul crinale tra sonno e veglia. Impossibile farsene carico.
I dormiveglia popolano tale visione inoccupandosene, proferendo il loro no affirmativo a suggello della non-opera che già si profila nell’imminenza.
Articolandosi, deterritorializzano la visione.
La visione non c’è, quindi non si dà alcuna finalità, o finalizzazione.
Il limes non è il finis. Nessun far conto sulla visione, nessun darne conto solo e piuttosto si dà conto della propria inadeguatezza.
Comunque, la non-opera si non-compiera' altrove.
Il non-finito erompe aprendo/chiudendo ogni discorso: niente da dire sulla visione, solo lasciar parlare la voce visionaria nel nostro corpo senza organi.
Lo spirito che anima il gruppo si alza e parla follemente nel capoprogetto. Chi l’ha autorizzato, chi si crede di essere? Un nulla. Solo voce che proclama un suo qui.
Non è il qui dell’opera. È solo il qui della precarietà del prius inter pares, dell’adepto, di chi la attende, disattendendo ogni esito. Inevitabile la visione. Inavvitabile al proprio tornio. Nessuna messa in opera della visione, solo gli adepti sono ad-operati nella visione.
Nessuna attesa. Non qui. Inoccuparsene è l’unica via.
Delegare tutto al capoprogetto. Tradirlo, affidando a lui e alla sua cecità le sorti della non-opera.
Defilarsi. Scartare di lato. Intanto lei, visionariamente mette in atto la nostra cecità.
Ecco i dormiveglia farsi bastoni della rabdomanzia visionaria.
Accecati, vediamo il diluculo, l’annottamento, il sole nero che offusca gli occhi.
Lack of presence. Congedo da sé. Cedere al dormiveglia, essere dormiveglia ardente.
Poi un balzo, il soprassalto: aggiorniamoci.
Svanita la visione, inopinatamente, l’opera si dà. Inconclusa. Incessantemente, la viviamo.
Con un ghigno: impossibile e nostra.
tartito da ---gallizio
nell'era cieca della visi1
La visione si territorializza in prossimità del non luogo dei corpi senza organi. Come dire: si liminarizza sul crinale tra sonno e veglia. Impossibile farsene carico.
I dormiveglia popolano tale visione inoccupandosene, proferendo il loro no affirmativo a suggello della non-opera che già si profila nell’imminenza.
Articolandosi, deterritorializzano la visione.
La visione non c’è, quindi non si dà alcuna finalità, o finalizzazione.
Il limes non è il finis. Nessun far conto sulla visione, nessun darne conto solo e piuttosto si dà conto della propria inadeguatezza.
Comunque, la non-opera si non-compiera' altrove.
Il non-finito erompe aprendo/chiudendo ogni discorso: niente da dire sulla visione, solo lasciar parlare la voce visionaria nel nostro corpo senza organi.
Lo spirito che anima il gruppo si alza e parla follemente nel capoprogetto. Chi l’ha autorizzato, chi si crede di essere? Un nulla. Solo voce che proclama un suo qui.
Non è il qui dell’opera. È solo il qui della precarietà del prius inter pares, dell’adepto, di chi la attende, disattendendo ogni esito. Inevitabile la visione. Inavvitabile al proprio tornio. Nessuna messa in opera della visione, solo gli adepti sono ad-operati nella visione.
Nessuna attesa. Non qui. Inoccuparsene è l’unica via.
Delegare tutto al capoprogetto. Tradirlo, affidando a lui e alla sua cecità le sorti della non-opera.
Defilarsi. Scartare di lato. Intanto lei, visionariamente mette in atto la nostra cecità.
Ecco i dormiveglia farsi bastoni della rabdomanzia visionaria.
Accecati, vediamo il diluculo, l’annottamento, il sole nero che offusca gli occhi.
Lack of presence. Congedo da sé. Cedere al dormiveglia, essere dormiveglia ardente.
Poi un balzo, il soprassalto: aggiorniamoci.
Svanita la visione, inopinatamente, l’opera si dà. Inconclusa. Incessantemente, la viviamo.
Con un ghigno: impossibile e nostra.
tartito da ---gallizio
nell'era cieca della visi1