14.2.05

 

CLOWN


Un giorno.

Un giorno, forse fra poco.
Un giorno strapperò via l'ancora
che tiene la mia nave lontana dai mari.
Con quel tipo di coraggio
che ci vuole per essere niente e niente di niente,
abbandonerò ciò che pareva essermi indissolubilmente vicino.
Lo troncherò, lo ribalterò,
lo spezzerò, lo farò precipitare.
Purgandomi d'un colpo del mio miserabile pudore,
delle mie miserabili concatenazioni di argomenti.
Svuotato dell'eccesso di essere qualcuno, tornerò a bere
il nutrimento dello spazio...

...A colpi di ridicolo, di degradamenti
(che cos'è il degrado?),
per esplosione, per vacuità, per totale
dissipazione-derisione-purgazione,
io stesso espellerò da me la forma
che appariva così ben attaccata e composta,
assortita al mio ambiente e ai miei simili,
ai tanto degni miei simili.

Ridotto a un'umiltà da catastrofe,
a un livellamento perfetto
come dopo un'intensa fifa.
Ricondotto al di sopra di ogni misura
al mio rango autentico,
all'infimo rango che non so quale idea-ambizione
mi aveva fatto disertare.
Annientato in altezza, nella stima...

...Perduto in un luogo lontano
(o magari no), senza nome, denza identità.
CLOWN, per abbattere nello scherno,
nello sghignazzo, nel grottesco,
il senso che contro ogni evidenza
mi ero fatto della mia importanza,
mi tufferò.
Senza borsa nell'infinito-spirito
soggiacente aperto a tutti
aperto io stesso a una nuova
e incredibile rugiada
a furia di essere nullo
e raso...
e risibile...

Henri Michaux, Peintures

10.2.05

 

Nella casa (una riscrittura)



nella clandestinità non c'è più casa,
difficile incontrare anche solo voci.
...
eppur la casa è abitata, da ciechi
che toccan tutto alla rinfusa, per toccare,
guastare, far del loro guasto generale guasto:

decathlon di seta.


tartito da rc
nell'era cieca cieca senza mosca





 

casa


nella clandestinità non c'è più casa,

difficile incontrare anche solo voci.
...
eppur la casa è abitata, da ciechi
che toccan tutto alla rinfusa, per toccare,
guastare, far del loro guasto generale guasto:

decathlon di seta.


8.2.05

 

dormiveglia ardente:


i dormiveglia orfani della visione, accecati da essa, vagano per la città,

finalmente liberi di non-compiere.

lo stesso concetto di crisi è alle spalle, in un passato equivoco o patetico,

gioioso suono di risa e dileggio echeggiano in città.
non si pronuncia nome, si è solo voce.



 

A Vision

[Dell'impossibilità sistemica dello stato di crisi in DV, e sulla necessaria cecità del capoprogetto]



La visione si territorializza in prossimità del non luogo dei corpi senza organi. Come dire: si liminarizza sul crinale tra sonno e veglia. Impossibile farsene carico.
I dormiveglia popolano tale visione inoccupandosene, proferendo il loro no affirmativo a suggello della non-opera che già si profila nell’imminenza.
Articolandosi, deterritorializzano la visione.
La visione non c’è, quindi non si dà alcuna finalità, o finalizzazione.
Il limes non è il finis. Nessun far conto sulla visione, nessun darne conto solo e piuttosto si dà conto della propria inadeguatezza.
Comunque, la non-opera si non-compiera' altrove.
Il non-finito erompe aprendo/chiudendo ogni discorso: niente da dire sulla visione, solo lasciar parlare la voce visionaria nel nostro corpo senza organi.
Lo spirito che anima il gruppo si alza e parla follemente nel capoprogetto. Chi l’ha autorizzato, chi si crede di essere? Un nulla. Solo voce che proclama un suo qui.
Non è il qui dell’opera. È solo il qui della precarietà del prius inter pares, dell’adepto, di chi la attende, disattendendo ogni esito. Inevitabile la visione. Inavvitabile al proprio tornio. Nessuna messa in opera della visione, solo gli adepti sono ad-operati nella visione.
Nessuna attesa. Non qui. Inoccuparsene è l’unica via.
Delegare tutto al capoprogetto. Tradirlo, affidando a lui e alla sua cecità le sorti della non-opera.
Defilarsi. Scartare di lato. Intanto lei, visionariamente mette in atto la nostra cecità.
Ecco i dormiveglia farsi bastoni della rabdomanzia visionaria.
Accecati, vediamo il diluculo, l’annottamento, il sole nero che offusca gli occhi.
Lack of presence. Congedo da sé. Cedere al dormiveglia, essere dormiveglia ardente.
Poi un balzo, il soprassalto: aggiorniamoci.
Svanita la visione, inopinatamente, l’opera si dà. Inconclusa. Incessantemente, la viviamo.
Con un ghigno: impossibile e nostra.

tartito da ---gallizio
nell'era cieca della visi1


7.2.05

 

Demenze Clemenze e Desistenze, forse

Bisognava che lo spirito s’impadronisse
Non di un uomo, ma di un gruppo
(René Daumal)



«A che punto siamo con i secoli?
Viviamo anni cupi e senza soprassalti da quando l’universo se ne va verso la sua notte. (…)
Davanti ai miei occhi interiori fissi per sempre, io parlerò, con la visione perdutamente fuggevole ma certa di tutte le contraddizioni, di tutte le categorie, di tutte le definizioni, di tutte le diversità reintegrate al punto morto della più che evidente eternità.
Ma chi allora, se non il deserto, ha ascoltato la voce che parlava al deserto?»
(…)

«Ed ecco trascorrere l’ultimo secolo; perché, ed è scritto, nell’anno duemila scaturirà dall’Albero della Vita disertato il Fuoco puro e ultimo che sarà il sudario della terra.
Di fronte a seimila anni di storia che, stupiti, videro l’uomo camminare neppure di traverso come il granchio, ma all’indietro come il gambero, di fronte a queste mostruosità rimangono settant’anni umani [sono giusto giusto trascorsi… NdR].
Ecco il tempo della veglia ardente.In queste fatali condizioni chi allora, se non fosse Clemente/Demente, giocherebbe il proprio destino sullo stato attuale dell’umano sapere?
Al primo canto delle sirene, al primo grido delle meteore chi non mollerà tutto per buttarsi a corpo morto, a cuore morto nell’ignoto?»

(L’orribile rivelazione, la sola… “le Grand Jeu”)

Popolare visioni controvoglia non è obbligatorio: è dormiveglia

giuocato da ---gallizio
nell'era lunga della luna buona


3.2.05

 

Dormiveglia flambé

Le ricette del Surrealismo Celeste :

Dormiveglia Flambè



prendere otto sbomballati, pocomeno o poco più, e precisamente:

- un nocchiero non-timoniere dei frati neri
- un ex-artista relazionale dalla risata crassa*
- un poeta depensista (più che decabrista) russo in congedo
- un vj-designer ciuccianebbia martinicano
- un attore senza organi, tartito ma non bollito*
- una fotoartista villosamente barbista e mai barbosa
- una neo-alma mater tutta da suggere
- un economiere post-monetardo mao-citazionista mediainvasivo e sintatticamente urticante

Farli riscaldare a turno su una ruota da criceto full-optional.
Togliere le spine dorsali e ogni altro tegumento che possa alludere a una qualunque solidità complessiva.
Lasciarli a bagnomaria ben bene in una stanza (meglio se in quartiere periferico) per quindici mesi con loop di video autoprodotti e vino scadente.
Dopo aver fatto soffriggere a parte i capoprogetto fino a farli imbiondire appena appena, aggiungere fantasma formaggino de marinis e una spruzzatina di acido casillico.
Fare annusare velocemente un assegno postdatato martini non trasferibile intestato al designer. Sparare a caso raffiche di ipotesi di lavoro teoriche qualsiasi, purchè prevedano una eterointerpretabilità sistematica.
Non disturbare il manovratore mentre esce e si eclissa irrevocabilmente dal gruppo.
STAPPARE le bottiglie di vino cattivo recate dal postdesigner e TAPPARE contemporaneamente tutte le prese d’aria del locale. Far addensare i miasmi, i fluidi e gli altri eccipienti gassosi fino a saturare la stanza. Sfregare un provvidenziale fiammifero sull’impiantito e far detonare il tutto.
Domare le fiamme e pelare via le barbe accese.
Servire con umor tiepido ancora fumigante.
Si accompagna con amari amarissimi.


* Spurgarlo ben bene onde evitare l’effetto trippa + cane bagnato


13.1.05

 

Dormiveglia non si addice ad Electra


«I desti hanno un mondo unico e comune,
mentre ciascuno dei dormienti si ritira in un mondo proprio» (Eraclito)

Ma noi? Noi cosa ci facciamo qui nel mezzo, in dormiveglia?

11.12.04

 

visioni



dormiveglia non si occupa di arte, di impresa, di tecnologie, di business.
dv non si occupa: si dis-occupa di tutto ciò. già siamo tutti troppo occupati ognuno per sè e con altri delle circostanze di cui sopra.
dv non ha 'idee', spinge in una, mille direzioni una sua cieca, inane volontà fattiva. un modo: tutto si fa a discarico, a disimpegno del proprio real-io.
per suo dileggio. con sua disapprovazione. obtorto collo.
è politicamente fuori dal tempo, dalle mode, dai saperi.
è strategicamente indifeso come di chi appena sveglio poco oppone al reale pur tutto assorbendolo, con sapido gusto di sogno negli occhi.
è affettivamente bambino, e affettivamente tratta i materiali e le relazioni di cui occasionalmente dispone.

la tentazione di farsi artisti o manager o esperti di qualsivoglia oggetto è naturalmente presente:
tutti noi abbiamo una soma ed è difficile liberarsene persino nei nirvana più orgiastici, nei dormiveglia più soavi.
sbridellarsi per davvero non è cosa da tutti, rilucere di pura visione e farsi atto.

stabilire relazioni per popolare visioni
non tutte le idee possono avere un seguito, nè debbono averlo, nemmeno occorre sviscerarne il senso per molte di esse.
si tratta anzi di far piazza pulita delle idee e incarnare solo ciò che è propriamente 'visionario',
unica pratica possibile a mio parere, per stabilire relazioni forti tra di noi e con l'esterno.
non c'è di fatto un passaggio tra visione e atto. se si è in una visione l'agire necessario è la sua stessa forma.
lo sport in questo è esemplare (in apparizioni e in battaglie se ne straparla).
occorre stabilire relazioni per popolare visioni.

organizzare la visione
su questo punto rimando al testo di qualche tempo fa sul ruolo del CP (capoprogetto), pubblicato qui sotto in novembre

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